Mese della memoria: Le persecuzioni alle persone LGBTQ+ durante il fascismo

Un capitolo troppo spesso dimenticato

Immagine triangolo rosa

Quando si parla delle persecuzioni subite dalla persone LGBTQ+ durante i regimi totalitari del XX secolo, il triangolo rosa e la brutalità del nazismo sono spesso al centro del discorso. Tuttavia, sento la necessità di fare un approfondimento che ci riguarda ancora più da vicino, perché anche in Italia, durante il regime fascista, la comunità LGBTQ+ subì discriminazioni, violenze e repressioni che meritano di essere ricordate. Ne avevo fatto degli accenni sul precedente post dedicato al mese della memoria intitolato Mese della Memoria: Le vittime LGBTQ+ del nazismo.

La repressione sotto il fascismo

Il fascismo italiano, con la sua visione iper-maschilista e autoritaria, disprezzava tutto ciò che non rientrava nei suoi rigidi canoni. Sebbene in Italia non esistessero leggi che condannassero esplicitamente l’omosessualità, il regime utilizzò strumenti repressivi indiretti per marginalizzare e punire le persone LGBTQ+.

Il regime fascista di Benito Mussolini si fondava su un’idea rigida di società basata sull’ordine, la moralità e il conformismo. L’omosessualità era considerata una devianza incompatibile con l’ideale fascista dell’uomo e quindi punita con misure amministrative.

Segnalo una graphic-novel molto interessante sull’argomento

Copertina del libro In Italia sono tutti maschi

IN ITALIA SONO TUTTI MASCHI – De Santis/Colaone

In Italia erano tutti maschi, attivi, virili e poco inclini a tali debolezze. Queste furono le parole con cui Mussolini liquidò ufficialmente la questione degli omosessuali. Invece che fu attuata una repressione e circa 300 omosessuali vennero mandati al confino. La narrazione prende l’avvio da questi fatti e si ispira alla figura di uno dei testimoni di questa vicenda
Pagine: 170

Il confino era uno strumento inizialmente usato per gli oppositori politici, poi venne esteso a chiunque fosse considerato una minaccia all’ordine pubblico, incluse le persone omosessuali. Tra le destinazioni del confino, spiccavano le isole italiane, luoghi remoti e difficilmente accessibili.

Le persone sospettare di essere omosessuali venivano spesso accusate di atti contrari alla morale, indegnità o disordine pubblico. Arrestate, schedate, costrette a subire umiliazioni pubbliche o deportate in località isolate come l’isola di San Domino.

San Domino

A partire dal 1938, San Domino fu scelta come luogo di detenzione per decine di uomini accusati di pederastia. Questi uomini venivano prelevati dalle loro città, spesso in seguito a denunce o retate e poi deportati senza un processo regolare.

Nel cuore dell’arcipelago delle Tremiti, l’isola di San Domino è oggi una meta turistica amata per le acque cristalline del mare e la natura incontaminata che la ricopre. Tuttavia, pochi sanno che durante il regime fascista, questa isola fu trasformata in un luogo di confino per uomini sospettati di omosessualità. Una prigione a cielo aperto, dove decine di persone furono isolate, stigmatizzate e private della libertà per il solo fatto di essere definite diverse.

Arrivati sull’isola, gli internati, vivevano in condizioni spartane, costretti a condividere spazi angusti e soggetti al controllo costante delle autorità. Sebbene fossero liberi di muoversi all’interno dell’isola durante il giorno, la loro libertà era solo apparente: non potevano lasciare San Domino e venivano trattati come cittadini di serie B.

La vita sull’isola era segnata dall’umiliazione. I detenuti erano stigmatizzati non solo dalle autorità, ma anche dalla società locale e dai loro stessi familiari. Essere mandata al confino per pederastia significava subire una doppia condanna: l l’isolamento fisico sull’isola e quello sociale una volta tornati a casa.

Gli internati condividevano esperienze e si supportavano a vicenda, creando legami che in altre circostanze sarebbero stai impossibili. Per alcuni, l’isola divenne un luogo dove, pur nella sofferenza, si poteva vivere un’espressione di sé stessi più autentica.

Dopo la fine del fascismo, la storia delle deportazioni a San Domino e in altre isole è stata per lungo tempo ignorata. Il tabù sull’omosessualità ha contribuito a cancellare queste vicende dalla narrazione ufficiale, lasciando le vittime senza giustizia o riconoscimento.

Solo negli ultimi decenni si è iniziato a parlare di San Domino come simbolo delle persecuzioni subite dalla comunità LGBTQ+ in Italia. Documentari, mostre e libri hanno riportato alla luce queste storie, contribuendo a riscrivere una parte importante della nostra storia.

San Domino oggi

San Domino rappresenta un capitolo doloroso della storia italiana, ma anche un’opportunità per riflettere su quanto sia importante riconoscere e ricordare.

Voglio segnalare due libri che parlano della deportazione sulle isole durante il fascismo. Il primo è più sotto forma di romanzo, mentre il secondo è un saggio.

L'isola dei femminili di Aldo Simeone

L’ISOLA DEI FEMMINIELLI – Aldo Simeone

Settembre 1939. Aldo, ventenne fiorentino, giunge a San Domino, l’isola delle Tremiti scelta dal regime fascista come confino per chi era accusato di omosessualità. Un libro coraggioso che narra un pezzo dimenticato della storia italiana attraverso singole esperienze di discriminazione e resistenza. Un racconto sui rapporti umani e sul confine, spesso sottile, che separa prigionia e libertà.
Pagine: 312

Copertina del libro La città e l'isola di Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio.

LA CITTÀ E L’ISOLA. Omosessuali al confino nell’Italia fascista – Goretti/Giartosio

Il tutto nel contesto di un’Italia provinciale, tenera ma più spesso spietata, in cui l’omosessuale è schernito di giorno e cercato di notte da uomini che non si ritengono omosessuali. 
Pagine: 288

Il silenzio dopo il fascismo

Dopo la caduta del fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale, il trauma delle persecuzioni LGBTQ+ non trovò spazio nella diffusione pubblica. Mentre le vittime ebree, politiche e appartenenti ad altre categorie perseguitate iniziarono lentamente a ricevere riconoscimento, le persone LGBTQ+ furono costrette a vivere ancora una volta nell’ombra.

Il silenzio attorno a queste vicende fu favorito da una società ancora fortemente conservatrice, in cui l’omosessualità era considerata un tabù. Ci sono voluti decenni prima che la storia delle persecuzioni LGBTQ+ iniziasse a essere raccontata e inclusa nella narrazione storica ufficiale.

Conclusione

Le persecuzioni alla comunità LGBTQ+ durante il fascismo italiano sono un capitolo che non può essere ignorato. Raccontare queste vicende non è solo un modo per onorare le vittime, ma anche per riflettere su come le ideologie oppressive abbiano cercato di cancellare le identità e le libertà individuali.


In questo Mese della Memoria, ricordare anche queste storie ci aiuta a comprendere quanto sia importate difendere i diritti di tutt*.

Un abbraccio. Noah

Se ancora non l’hai fatto, ti invito a leggere la mia recensione del libro Triangolo rosa di Jean Le Bitoux sulla stessa tematica.

Noah


Scopri di più da Da zero a Noah

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Un commento

  1. […] Ci sono storie che sono state spinte ai margini della memoria, obliate tra le pieghe del racconto della Storia ufficiale, come se non avessero il diritto di esistere. Per celebrare le vittime LGBTQ+ in questo Giorno della Memoria, ho deciso di parlare di questo dramma, del confino a cui furono costretti gli omosessuali italiani durante il fascismo. Una ferita ancora troppo poco conosciuta, ma che resta una ferita profonda. Il libro che recensisco oggi è L’isola dei femminielli scritto da Aldo Simeone, che ci porta sull’isola di San Domino, un’isola di confino in cui, sotto il regime fascista, uomini accusati di pederastia, furono deportati e costretti a vivere in isolamento, con la loro identità schiacciata sotto il peso dell’intolleranza e della repressione. (leggi il mio articolo dedicato intitolato: Le persecuzioni alle persone LGBTQ+ durante il fascismo) […]

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Recensione: L’isola dei femminielli di Aldo Simeone – Da zero a Noah Cancella risposta