Un tributo a chi ha sofferto nell’ombra e un richiamo a proteggere i diritti umani oggi.

Scrivo questo post in occasione del Mese della Memoria (ti invito a leggere l’articolo introduttivo che ho scritto per il Mese della Memoria), un periodo dedicato a riflettere sulle atrocità dell’Olocausto. Tra le tante storie di dolore e ingiustizia, c’è una parte di memoria che spesso rischia di rimanere nell’ombra: le persone LGBTQ+ perseguitate dal regime nazista.
La loro sofferenza è parte integrante della tragedia, ma per troppo tempo è stata dimenticata o minimizzata. Con questo articolo voglio dare un tributo a quegli uomini e a quelle donne che hanno visto le proprie vite spezzate non solo dall’odio razziale, ma anche dall’intolleranza verso la loro identità e il loro amore. L’intento quindi non è solo ricordare, ma anche portare a riflettere su quanto sia importante, oggi più che mai, proteggere i diritti della comunità LGBTQ+ e opporsi a qualsiasi forma di discriminazione.
Il nazismo
L’ascesa del regime nazista in Germania negli anni ’30 segnò l’inizio di una brutale persecuzione contro molteplici gruppi di persone ritenuti indesiderabili dalla macchina totalitaria del Reich. Tra questi, le persone LGBTQ+ divennero i bersagli di un odio sistematico che non si limitava solo agli uomini omosessuali, ma si estendeva anche alle donne lesbiche, alle persone transgender e a tutte le altre identità di genere e orientamento sessuale che erano considerati non conformi dal regime nazista.
La visione nazista sulla sessualità era strettamente collegata al controllo sociale e alla riproduzione. Ogni forma di espressione sessuale o di genere che non contribuisse alla crescita della popolazione e soprattutto della razza ariana, era considerata una minaccia. Questo filone di pensiero guidò a politiche repressive e violente, alimentando un clima di terrore per chiunque si identificasse al di fuori degli stretti canoni imposti dalla società nazista.
ll triangolo rosa
Per gli uomini gay, la persecuzione fu particolarmente severa. Il Paragrafo 175 del codice penale tedesco, che criminalizzava i rapporti omosessuali tra uomini, venne inasprito nel 1935, ampliando la definizione di atti osceni e rendendo più semplice arrestare anche per minimi sospetti, anche se infondati o semplici denunce anonime. Le vittime erano marchiate con il triangolo rosa e deportate nei campi di lavoro e di concentramento, dove subirono torture, lavori forzati e una brutalità che spesso superava quella riservata agli altri prigionieri. Persone considerate inadatte e incorreggibili dal punto di vista morale. Si stima che tra i 5.000 e i 15.000 uomini gay siano stati internati, con un tasso di sopravvivenza bassissimo.
Il triangolo nero
Le donne lesbiche subirono una persecuzione meno documentata, ma altrettanto dolorosa. Il paragrafo 175 di cui ti parlavo sopra, infatti, non le includeva esplicitamente, ma questo neanche le proteggeva. Erano comunque considerate una minaccia sociale perché la Germania nazista esigeva dalle donne un ruolo di moglie e madre; qualsiasi deviazione da questo ideale etero-patriarcale, era percepita come un attacco alla stabilità della nazione.
Molte donne lesbiche furono arrestate con l’etichetta di asociali e inviate ai campi di concentramento. Portavano spesso il triangolo nero, simbolo riservato a coloro che non rientravano negli standard della moralità del regime. In questo gruppo di persone erano incluse: lesbiche, sex workers, donne single e femministe. La sopravvivenza di queste donne era una lotta costante e le loro storie furono avvolte nel silenzio dopo la fine della guerra.
Persone Transgender e non conformi al genere imposto.
Per tutte le persone transgender e quelle non conformi al genere imposto, il nazismo rappresentava una doppia minaccia. Non solo erano viste come una deviazione sessuale, ma anche come una grave violazione alla rigida suddivisione di genere imposta.
Gli studi sulla sessualità e l’identità di genere, negli anni ’20 avevano trovato un terreno fertile nella Germania di Weimar grazie a istituti come quello di Magnus Hirschfeld, furono brutalmente interrotti. L’Istituto per la Scienza Sessuale di Berlino venne distrutto dai nazisti già nel 1933 e i suoi archivi bruciati. I pazienti vennero perseguitati e molte persone transgender furono arrestate, internate, sottoposte a torture psicologiche e fisiche e a esperimenti medici.
La persecuzione delle persone LGBTQ+ durante il nazismo non si limitò agli uomini omosessuali, ma colpì trasversalmente tutti coloro che non rientravano nelle rigide leggi di genere e sessualità del regime. Tuttavia, molte di queste storie restano in gran parte sconosciute, soffocate da decenni di silenzio. Ricordarle significa restituire dignità a chi è stato privato non solo della propria libertà, ma anche della propria identità.
Il fascismo
Voglio dedicare una parte di questo articolo all’Italia raccontando che anche nel nostro paese, durante il regime fascista, le persone LGBTQ+ furono vittime di discriminazione e repressione, sebbene in modi meno formalizzati rispetto alla Germania nazista. Mussolini non introdusse leggi specifiche contro l’omosessualità maschile, ma ciò non significava tolleranza e inclusione. La retorica fascista esaltava il modello dell’uomo virile, soldato e padre, relegando tutte le deviazioni da questo ideale al rango di corruzione morale da estirpare.
Molti uomini sospettati di omosessualità furono arrestati e inviati al confino in località remote come le isole Tremiti. Lì vivevano in condizioni di isolamento sociale e materiale, lontani dalle loro famiglie e comunità. Per le donne lesbiche, la repressione era meno visibile, ma altrettanto presente: il regime considerava le donne unicamente in funzione della loro maternità e qualsiasi comportamento che si discostasse da questo ideale veniva stigmatizzato.
Come in Germania, anche in Italia, il silenzio ha coperto per anni queste storie. Nonostante le differenze tra i due regimi, ciò che accomuna queste persecuzioni è la volontà di cancellare chiunque non si conformasse agli ideali politici e morali dominanti. Ricordare queste vittime italiane è fondamentale per completare il quadro della memoria e per comprendere le radici dei alcune discriminazioni che, purtroppo, persistono ancora oggi.
Non posso fare a meno di pensare a come, anche nel nostro presente, si stiano ripresentando segnali preoccupanti. La retorica politica di alcuni governi, inclusa quella italiana, sembra spesso andare nella direzione di negare diritti fondamentali alle persone LGBTQ+, celandosi dietro slogan di difesa della famiglia tradizionale o valori culturali. Questo clima di non accettazione alimenta l’intolleranza e rischia di mettere a tacere le voci delle persone della comunità LGBTQ+
Cosa fare?
Come blogger, ma soprattutto come persona, sento il dovere di scrivere, raccontare e ricordare per oppormi con tutte le mie forze a questa deriva. È una lotta cha va ben oltre il passato: riguarda l’oggi e il futuro che vogliamo costruire. Ogni storia riportata alla luce è una resistenza, una piccola rivendicazione di dignità per coloro che hanno subito ingiustizie inenarrabili e un monito a non lasciare che la storia si ripeta.
Non lasciamo che la storia rimanga coperta e dimenticata. Ogni piccolo gesto, come condividere un articolo o parlarne con qualcuno, è un passo verso la consapevolezza e il rispetto. Se questo tema ti ha colpito, continua a seguire il blog per approfondire altre storie legate alla memoria LGBTQ+!
Se ancora non l’hai fatto, ti invito a leggere la mia recensione del libro Triangolo rosa di Jean Le Bitoux sulla stessa tematica.
Noah
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[…] Quando si parla delle persecuzioni subite dalla persone LGBTQ+ durante i regimi totalitari del XX secolo, il triangolo rosa e la brutalità del nazismo sono spesso al centro del discorso. Tuttavia, sento la necessità di fare un approfondimento che ci riguarda ancora più da vicino, perché anche in Italia, durante il regime fascista, la comunità LGBTQ+ subì discriminazioni, violenze e repressioni che meritano di essere ricordate. Ne avevo fatto degli accenni sul precedente post dedicato al mese della memoria intitolato Mese della Memoria: Le vittime LGBTQ+ del nazismo. […]
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